
Guardavo la sue mani mentre intrecciavano i fili che avrebbero dato vita al mio TV, seduto sul pavimento poco pulito. Pensavo che quello era un dolce atto d'amore per me, membro della sua famiglia elettiva. Poche ore prima, controllava il calore del forno che cuoceva il nostro pranzo casalingo. E' mio fratello. A volte mio padre.
Lei ha osservato le mie lacrime scivolare sul panino che tenevo in mano, sedute su una panchina della città in una notte primaverile. Ha accolto il mio respiro che portava con sè ricordi velenosi, mi ha stretta nel suo abbraccio e non mi ha più lasciata. Questa è mia sorella, ed è stata mia figlia.
Ieri sera non ci siamo incontrati, scambio di messaggi e chiamate perse, contrattempi sovrapposti. Mi ha chiamata oggi solo per sentire la mia voce, e farmi sentire la sua, come sempre morbida e generosa. Domani voglio cucinare per lui, perchè è mio fratello e lo amo.
Venerdì partiamo insieme, lei al volante, io al suo fianco. Posso dirle tutto, anche quando mi ferisce. E basta un messaggio di tre parole per sentire la sua voce che mi chiede "che succede?". Berremo vino e guarderemo il cielo pieno delle nostre idee. E' la mia famiglia.