Potevi vedere attraverso la patina dorata
su cui lo sguardo degli altri solitamente si arresta.
Captavi le anse buie sotterranee, l'eco sordo che emettono.
La tua debolezza si insinuava tra le falle delle mie certezze
fino a congiungersi con la mia.
Dissotteravi i segreti di cui mi vergogno,
scorgevi le macchie che cerco di nascondere.
Fallace e sfuggente, sussurravi il codice di accesso al mio mal-Essere.
Il tuo calore seducente faceva germogliare frutti tossici nel mio ventre.
Per questo mi manchi, è semplice. Tiravi fuori il peggio di me.



