domenica 16 novembre 2008

Senza


Emozionarsi per una telefonata inattesa. Scegliere il vestito nero, quello che ti sta bene e ti fa i fianchi belli. Camminare attraverso l'aria frizzante della notte, spinta dalle attese che si articolano tra i pensieri, come erbe tra i fiori. Arrivare, vederlo, sentire l'emozione calda dei suoi occhi, arrossire. Poi - le erbe appassiscono sotto il vento dell'autunno. Avevi frainteso, piccola stupida, lì non c'è nulla per te.
Allora, perdersi tra l'umanità e il sudore di chi balla, muovere il corpo per scrollarti di dosso la tristezza. Gridare con gli amici che ti tengono per mano, bere dal bicchiere per nascondere l'amarezza. Cercare la felicità in qualcosa che non te la darà mai, sapendo di fare la cosa sbagliata. Infatti, rimani dura e ferita, solo più capace di nasconderlo.
E attaccarsi all'abbraccio dello sconosciuto che si propone, con labbra avide ma disinteressate. Sperare che quei baci ti instillino quella gioia che altre volte avevi provato, accorgersi che non è così.

Ora, nel pomeriggio piovoso della domenica di riposo, perdersi ancora una volta nel museo triste dei ricordi. Il sedile della moto che ti faceva viaggiare tra il sole e i rami intrecciati. L'odore della sua pelle al risveglio, -un misto di miele e sale. I rumori che ti facevano sapere che lui era in casa accanto a te - il passo inconfondibile, lo schiarire della voce.
Accarezzare quello che è stato e vorresti che ancora fosse. Accorgerti della profondità del dolore. Deglutire il male che hai nel petto. E sperare di stare meglio, solo un po' meglio, domani.

lunedì 3 novembre 2008

Mi ricordo (2)


Mi ricordo il primo pasto che mi preparasti. Un invito a cena, dopo pochi giorni che ci frequentavamo. Tu che cucini poco per te, che dopo un piatto di pasta e un'insalata hai finito i tuoi assi nella manica.
E' stato il primo pasto e anche il migliore. Penne con cipolla, rucola e speck. E dopo, scaloppine ai funghi. Chiedesti a tua madre. Ti avrà suggerito lei il menù, abbastanza abbordabile da un cuoco incerto, abbastanza elaborato da indurre a pensare che ti piacevo davvero.
Ti vedo ancora, in piedi davanti al fornello, eccitato per la tua prova di bravura, concentrato nei gesti che ti erano stati impartiti poche ore prima dalla mamma.
Era tutto buono. Era così dolce e morbido, anche se fosse stata cartapesta, che non ebbi scampo.
(Agosto 2004)

Mi ricordo (1)


Mi ricordo una sera d'inverno a Rimini. In realtà ce ne sono state più d'una.
L'aria fredda e bagnata, il vuoto e il buio, la stanchezza del corpo. La tua presenza, la tua umanità calda che faceva evaporare il freddo. La Y10 veloce.
Mi sentivo a mio agio con te come se fossimo nati insieme, desideravo che la notte non finisse mai. Parlare o stare in silenzio, tutto era naturale. La musica dall'autoradio, mi facevano sognare le canzoni che amavo.
Amo la Romagna attraverso te, come se fosse la confezione con cui il destino ti ha regalato. La Romagna d'inverno mi fa pensare a te, il mare grigio e calmo, l'aria frizzante e poi all'improvviso il profumo del pane appena cotto che mi riempie.
(Agosto 2004)