venerdì 6 giugno 2008

Au revoir


Salgo sulla metropolitana. Sono circa le otto di venerdì sera. Sono triste e allo stesso tempo quieta. Penso a te che te ne sei andato a combattere per i tuoi ideali altrove, da qualche parte lontano da qui. O forse, dentro le persone che ti hanno conosciuto.
Mi siedo, sguardo assente appeso al vetro del finestrino. Ho voglia di andare a casa e dormire. Un uomo anziano si siede di fronte a me. Ha capelli grigi e folti, un vestito verde stagno sgualcito. Percepisco che mi osserva. Lo guardo rapidamente e lui mi sorride. Poi, come se mi conoscesse da molto tempo: "starai meglio quando sarai al sole". Mi sento imbarazzata, non so cosa dire. Lui nota il mio disagio e, ancora sorridendo, mi dice che non importa. Scende alla fermata successiva.

Ci metto un po' di tempo, ma poi capisco.
Sì, starò meglio quando sarò al sole. Grazie, Gastone.

Quelqu'un m'a dit que tu m'aimes


Saranno state le tue ciglia a sussurrarlo, mentre col loro battito annunciavano al mio viso che eri sveglio, o la naturalezza del tuo abbraccio all'uscita della metropolitana.
Ma potrebbero anche essere stati i tuoi occhi sfuggenti al tavolo d'angolo ieri sera, o il passaggio segreto che mi hai svelato questa mattina quando mi hai confidato d'essere stato un bambino molto solo.
E' un amore di cerchi di fumo e ombre cinesi. Un amore sottile e volatile. Ma ho sentito la sua voce. Peccato non sia stata la tua a dirmelo.